Dolly Parton è morta a 80 anni. La famiglia ha annunciato la sua scomparsa il 25 agosto attraverso il nipote Brian Seaver. Nelle prime comunicazioni non è stata resa pubblica una causa della morte.
Per capire perché Parton sia stata molto più di una celebrità del country basta guardare alla distanza percorsa dalle sue canzoni. “Jolene”, “I Will Always Love You”, “Coat of Many Colors” e “9 to 5” appartengono a momenti e pubblici diversi, ma hanno un tratto comune: raccontano situazioni precise con parole semplici, senza perdere intensità. La gelosia, la povertà, il lavoro, l’addio e l’orgoglio personale diventano storie che funzionano anche fuori dal contesto rurale americano in cui sono nate.
Dolly Rebecca Parton nacque il 19 gennaio 1946 a Locust Ridge, nel Tennessee, quarta di dodici figli. La famiglia viveva con pochi mezzi nelle montagne degli Appalachi. La musica arrivò prima dell’industria musicale: la madre cantava inni religiosi e antiche ballate, mentre lo zio Bill Owens incoraggiò il talento della nipote e la aiutò nelle prime esibizioni. A dieci anni Parton appariva già in programmi radiofonici e televisivi a Knoxville; a tredici debuttò come ospite al Grand Ole Opry.
Nel 1964, subito dopo il diploma, si trasferì a Nashville. La svolta arrivò nel 1967 con “The Porter Wagoner Show”, programma televisivo che la rese familiare al pubblico nazionale del country. Il sodalizio con Wagoner produsse duetti e visibilità, ma Parton voleva una carriera autonoma. Quando decise di separarsi professionalmente da lui, scrisse “I Will Always Love You”.
La canzone è un esempio perfetto della sua forza autoriale. Nasce da una situazione personale e professionale molto concreta, ma diventa una dichiarazione universale di affetto e separazione. Nel 1992 Whitney Houston ne fece una versione che portò il brano a un nuovo pubblico mondiale. Il successo di quella interpretazione ricordò anche quanto fosse centrale il lavoro di compositrice di Parton dietro l’immagine della star.
Negli anni Settanta Parton conquistò il mercato country con brani come “Jolene” e ampliò progressivamente il proprio pubblico. Nel 1980 il film “9 to 5”, con Jane Fonda e Lily Tomlin, la trasformò anche in un volto del cinema. La canzone omonima, scritta e interpretata da lei, rese popolare una storia di frustrazione lavorativa e desiderio di autonomia. In seguito recitò anche in film come “Steel Magnolias”.
La sua estetica ebbe un ruolo importante, ma non era un elemento casuale. Capelli biondi enormi, strass, colori accesi e abiti appariscenti divennero un marchio visivo gestito con ironia. Parton anticipava spesso le battute sulla propria immagine e, proprio così, ne manteneva il controllo. Il Rock & Roll Hall of Fame, che l’ha accolta nel 2022, ha sottolineato non solo la sua capacità di attraversare i generi ma anche la sua forza come donna d’affari e il livello di controllo artistico raggiunto.
I numeri raccontano una parte della storia: oltre 100 milioni di dischi venduti, 10 Grammy vinti e 55 candidature secondo la Recording Academy. Nel 1999 era entrata nella Country Music Hall of Fame. Ma il peso pubblico di Parton si misura anche in un progetto che non nasce dallo spettacolo.
Nel 1995 fondò l’Imagination Library. L’idea era legata a suo padre, che non sapeva leggere né scrivere. Il programma iniziò nel Tennessee con l’invio gratuito di libri ai bambini e si allargò poi a Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia e Irlanda. Nel giugno 2026 aveva superato 325 milioni di libri distribuiti e inviava più di 3,5 milioni di volumi ogni mese.
Parton non ha mai cancellato il luogo da cui proveniva. Ha trasformato il Tennessee orientale in parte della propria storia imprenditoriale anche attraverso Dollywood, e ha continuato a raccontare l’Appalachia nelle canzoni e nella filantropia. La sua fama nasce da una combinazione difficile da replicare: una voce immediatamente riconoscibile, una scrittura capace di attraversare generi e generazioni, un personaggio costruito con lucidità e una memoria costante delle proprie origini. È così che una cantante country è diventata una figura della cultura popolare mondiale.