La luce è uno degli strumenti più potenti per definire l'atmosfera di una casa, eppure viene spesso trattata come un dettaglio tecnico da risolvere alla fine di un progetto. A sostenerlo è Pip Rich, executive editor della rivista britannica Livingetc, che da quasi vent'anni racconta tendenze dell'interior design sulle più importanti testate internazionali. La sua esperienza sul campo, maturata tra Sunday Times Style, Red, Grazia e collaborazioni con il Guardian e il Telegraph, lo ha portato a considerare l'illuminazione non come un accessorio funzionale, ma come un vero e proprio linguaggio progettuale capace di cambiare il modo in cui si vive uno spazio.
Rich ha recentemente lasciato Londra, dove abitava in quella che ELLE Decoration ha definito una delle dieci migliori piccole case al mondo, per avviare un nuovo progetto di ristrutturazione nel Somerset. Un'esperienza che ha definito impegnativa e che difficilmente ripeterebbe, ma che gli ha dato l'occasione di studiare da vicino ogni cartella colori disponibile e di riflettere su come design e decorazione possano creare stanze in grado di far provare emozioni. Proprio da questa esperienza diretta nasce la sua riflessione sull'importanza di progettare la luce con la stessa cura riservata ai materiali e ai colori.
Secondo l'editor, la prima cosa da capire è che l'illuminazione non è un elemento neutro: ogni fonte luminosa comunica qualcosa. Una luce calda e diffusa invita al relax, mentre una luce più fredda e diretta favorisce la concentrazione. Non esiste una soluzione unica valida per tutti gli ambienti, ma esistono strati di luce che, combinati tra loro, costruiscono l'atmosfera desiderata. È il principio dei cosiddetti layer luminosi, che Rich ha approfondito nel corso della sua carriera anche attraverso il podcast Home Truths, dove ha avuto modo di confrontarsi con alcuni dei più importanti designer al mondo.
Il secondo punto riguarda la relazione tra luce e funzione. Un ambiente ben illuminato non è semplicemente un ambiente luminoso: è uno spazio in cui ogni zona ha la sua luce dedicata. La luce ambientale di base, quella che permette di muoversi e vedere senza sforzo, va affiancata da luci puntuali per la lettura, il lavoro o la conversazione, e da luci decorative che aggiungono profondità e carattere. Questa stratificazione permette di modulare l'intensità e il tono della luce a seconda del momento della giornata e dell'uso che si fa della stanza.
Il terzo aspetto riguarda la scelta delle sorgenti. Rich, che ha visto tornare di moda tendenze che sembravano superate, sottolinea quanto sia importante non seguire ciecamente le mode ma valutare come ogni apparecchio si inserisce nel proprio spazio. Una lampada da terra ben posizionata, una piantana orientabile o una serie di applique possono cambiare radicalmente la percezione di una parete o di un angolo altrimenti anonimo. Anche la temperatura di colore gioca un ruolo decisivo: tonalità più calde creano intimità, mentre tonalità più neutre o fredde risultano più adatte agli spazi di lavoro.
Il quarto elemento è la consapevolezza che la luce influisce sul benessere di chi abita gli spazi. Rich, che ha pubblicato tre libri e che nel suo ultimo lavoro, A New Leaf, ha esplorato le case di architetti appassionati di piante, è interessato non solo a come qualcosa appare, ma a come può migliorare la vita dell'utente. Una luce ben progettata riduce l'affaticamento visivo, favorisce il riposo e contribuisce a creare un senso di comfort che difficilmente si ottiene con altri mezzi. Per questo, conclude, vale la pena dedicare tempo alla progettazione luminosa fin dalle prime fasi di un intervento, invece di considerarla un'aggiunta dell'ultimo momento.