Nel quartiere di Kifisia, ad Atene, un appartamento risalente agli anni Settanta è stato ripensato attraverso una strategia progettuale che parte da una sottrazione: lo studio Georgios Apostolopoulos Architects ha rimosso tutte le partizioni interne per liberare il potenziale spaziale dell'abitazione e mettere a nudo la struttura esistente. L'intervento, documentato dalle immagini del fotografo Lorenzo Zandri, ribalta il ruolo convenzionale delle pareti domestiche e propone un interno continuo in cui luce e movimento scorrono senza interruzioni.
Il cuore del progetto è la cucina, concepita non come una stanza ma come un oggetto abitato. Si tratta di un volume solido che raccoglie attorno a sé le funzioni del cucinare, del lavorare e dell'incontrarsi. L'isola centrale ancora lo spazio e invita a girarle intorno, permettendo di utilizzarla da tutti i lati. La cucina sostiene i rituali quotidiani senza prescriverli, favorendo un modo di vivere più aperto e informale. Attorno a questo nucleo, le aree living e pranzo si dispiegano attraverso transizioni graduali, senza separazioni nette.
La stessa continuità si estende alla camera principale, che appare come un'espansione naturale della zona giorno anziché come un ambiente autonomo. La vanity si prolunga oltre il rivestimento del bagno, gli armadi funzionano da filtri stratificati e la privacy diventa adattabile, negoziata attraverso l'uso e l'occupazione degli spazi invece che predeterminata da muri. All'estremità opposta dell'appartamento, l'idea della seconda camera da letto è sostituita da un sistema flessibile di falegnameria: un letto ribaltabile, una scrivania integrata e pannelli scorrevoli consentono allo spazio di trasformarsi tra le funzioni del dormire, del lavorare e del riporre. Più che una stanza, questo ambiente si comporta come un dispositivo domestico adattabile.
Sul piano dei materiali, la scelta resta volutamente semplice: una palette monocromatica mantiene l'interno silenzioso e lascia che la struttura originale rimanga presente. Le finestre a profilo sottile portano la massima luce negli ambienti, rafforzando la sensazione di continuità tra gli spazi. Il progetto ripensa così l'interno domestico come un sistema di relazioni spaziali, non come una collezione di stanze: i confini restano fluidi, la privacy è regolabile e l'organizzazione della vita quotidiana emerge attraverso l'occupazione degli spazi.
L'intervento si inserisce in una riflessione più ampia sul modo di abitare contemporaneo, in cui la flessibilità degli ambienti risponde a esigenze in evoluzione senza ricorrere a nuove murature. La rimozione delle partizioni, lungi dall'essere una semplice demolizione, diventa un gesto progettuale che riconsegna all'abitazione la sua forma essenziale, organizzata da elementi di falegnameria che definiscono l'uso senza racchiudere lo spazio. Il risultato è un interno in cui le funzioni convivono e si sovrappongono, e in cui la luce naturale attraversa l'intera pianta contribuendo a un'atmosfera calma e unitaria.