L’escalation sul fianco orientale della NATO non ha necessariamente la forma di un attacco dichiarato. Può essere anche l’aumento progressivo di capacità militari, allarmi, incursioni e tempi di reazione sempre più stretti.
In Bielorussia la 51ª Brigata d’artiglieria delle Guardie è sottoposta a una verifica improvvisa della prontezza. Sono stati richiamati ufficiali della riserva e alcune unità vengono completate fino agli organici di guerra. Non si tratta di 51 brigate mobilitate e nemmeno di una mobilitazione generale. Ma il test riguarda proprio il meccanismo che servirebbe in una crisi reale: convocazione, trasporto, equipaggiamento e comando.
La Russia, intanto, amplia la rete di lancio dei droni a lungo raggio. Le analisi satellitari indicano almeno dieci siti nuovi o ingranditi e decine di nuove rampe. Alcune possono servire varianti Geran con autonomia maggiore. Non esistono prove pubbliche di un piano russo per colpire direttamente la NATO, ma la capacità tecnica di sostenere salve più grandi e da più direzioni sta crescendo.
La Romania mostra quanto questa evoluzione sia concreta. Il 20 agosto un drone è entrato nello spazio aereo romeno ed è caduto vicino a Grindu. Nello stesso giorno due F-16 sono intervenuti contro un piccolo drone navale vicino alla piattaforma Neptun Alpha; il ministero della Difesa ha confermato la presenza di esplosivo. Il 26 agosto è scattato un nuovo allarme al confine, ma senza violazione confermata dello spazio aereo nazionale.
L’analisi pubblicata da Rytm Kraju mette insieme questi elementi e propone una distinzione utile: l’escalation delle capacità e del rischio è già visibile, mentre non c’è prova di una decisione russa di attaccare un Paese NATO.
Per l’Italia il tema riguarda direttamente la politica di alleanza. Le risorse necessarie a proteggere Romania, Polonia e Baltico fanno parte dello stesso sistema di difesa collettiva a cui contribuiscono anche le forze italiane.
NATO e Unione Europea non stanno in silenzio. Hanno condannato le violazioni, rafforzato la difesa aerea e accelerato i programmi anti-drone. Il punto critico è però la sostenibilità della risposta.
Un drone relativamente economico può costringere a far decollare caccia, attivare radar e impiegare intercettori molto più costosi. Se questi episodi diventano frequenti, l’obiettivo strategico non è solo abbattere il singolo mezzo, ma impedire che sia l’avversario a imporre continuamente costi, allarmi e tempi di reazione.
La linea rossa non è stata ancora oltrepassata nel senso classico dell’articolo 5. Ma lo spazio prima di quella linea è diventato più affollato e più pericoloso. È lì che oggi si misura la credibilità della deterrenza europea.