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L’Ungheria espelle 10 diplomatici russi, Mosca annuncia una risposta

Budapest parla di attività incompatibili con lo status diplomatico senza fornire dettagli. La decisione conferma il cambio di rotta del nuovo governo ungherese verso Russia, Ue e Nato.

Hungary’s expulsion of 10 Russian diplomats puts its new alignment to the test

Anund Knutsen / Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0 · rights

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

L’Ungheria ha ordinato a dieci membri della missione diplomatica russa di lasciare il Paese. La ministra degli Esteri Anita Orbán ha annunciato la decisione l’8 settembre, spiegando che le autorità ungheresi hanno giudicato le loro attività inaccettabili e incompatibili con lo status diplomatico.

Budapest non ha reso pubblici i nomi, gli incarichi o gli episodi specifici alla base del provvedimento. Non è stato comunicato neppure il termine preciso per la partenza. Per questo non è corretto trasformare automaticamente la formula ufficiale in un’accusa di spionaggio rivolta a tutti e dieci: il governo ha scelto un linguaggio diplomatico più ampio.

La Convenzione di Vienna consente questo tipo di decisione senza un procedimento pubblico. L’articolo 9 stabilisce che lo Stato ospitante può dichiarare in qualsiasi momento un diplomatico persona non grata senza essere obbligato a spiegare i motivi. Lo Stato di invio deve poi richiamare la persona o porre fine alle sue funzioni nella missione.

Mosca ha già annunciato una risposta. Il ministero degli Esteri russo ha parlato di misure corrispondenti. Reuters, citando Interfax, ha riferito che la parte russa ha definito la futura reazione dolorosa per l’Ungheria. Al momento non è noto se si tratterà soltanto di un’espulsione reciproca di diplomatici ungheresi o di altre misure.

Per l’Italia il passaggio più rilevante riguarda il cambio di posizione di un altro Paese dell’Unione europea e della Nato. Sotto il precedente governo di Viktor Orbán, l’Ungheria aveva mantenuto con Mosca un rapporto più pragmatico rispetto a gran parte dei partner europei, diventando spesso un caso particolare nelle discussioni sulla Russia e sulla guerra in Ucraina.

Il quadro politico è cambiato dopo le elezioni del 12 aprile. Péter Magyar è diventato primo ministro il 9 maggio e Anita Orbán ministra degli Esteri il 12 maggio. Il nuovo esecutivo ha promesso di rafforzare l’ancoraggio dell’Ungheria nell’Ue e nella Nato e di ridurre la dipendenza unilaterale dalla Russia.

Prima di entrare al governo, Anita Orbán aveva già sostenuto che i rapporti con Mosca dovessero essere più trasparenti. Aveva definito la Russia aggressore e l’Ucraina vittima dell’aggressione. È una cornice politica diversa da quella utilizzata per anni dal precedente esecutivo.

Secondo Reuters, dopo l’invasione russa su vasta scala del 2022 il governo Viktor Orbán non aveva annunciato pubblicamente espulsioni di diplomatici russi. L’ultimo caso pubblico prima del cambio di governo risaliva al 2018. Nel maggio 2026 il nuovo esecutivo aveva già espulso un diplomatico russo citando sospetti di attività d’intelligence.

La decisione di settembre, che coinvolge dieci persone, ha quindi un peso diverso. Non significa che Budapest abbia rotto con Mosca, ma segnala una soglia di sicurezza più rigida. Per gli altri Paesi europei questo può ridurre una delle differenze interne all’Ue e alla Nato nella valutazione della presenza e delle attività russe.

Anita Orbán ha comunque chiarito che il dialogo necessario con la Russia continuerà. La nuova linea ungherese combina dunque il mantenimento dei canali ufficiali con una maggiore disponibilità a usare gli strumenti diplomatici di pressione.

La misura decisiva sarà ora la risposta russa. Una reazione speculare manterrebbe la crisi entro uno schema diplomatico noto. Un passo più ampio potrebbe trasformarla nel primo vero scontro tra Mosca e il nuovo governo Magyar e mostrare quanto sia stabile il nuovo orientamento europeo dell’Ungheria.

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