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Lavrov parla di «vera guerra» con Berlino, ma non c’è alcuna dichiarazione formale

Il ministro russo alza i toni dopo le misure tedesche seguite al caso di Lipsia. La Germania sostiene di essere bersaglio di guerra ibrida, non di trovarsi in guerra con Mosca.

Lavrov’s war rhetoric raises the stakes in Germany-Russia standoff

Roy Zuo, Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0 · rights

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Sergej Lavrov ha definito le accuse tedesche contro la Russia e le nuove misure di Berlino «l’inizio, in sostanza, di una vera guerra». Nell’intervista diffusa il 6 settembre, il ministro degli Esteri russo ha citato la chiusura del consolato generale a Bonn e la decisione sul Russisches Haus di Berlino. Ha poi richiamato le chiusure diplomatiche precedenti alla Seconda guerra mondiale e ha accusato i tedeschi di volere «di nuovo la guerra».

Le parole sono pesanti, ma non equivalgono a una dichiarazione di guerra. La Russia non ha dichiarato guerra alla Germania. Il governo federale tedesco, da parte sua, afferma esplicitamente che il Paese non è in guerra. Berlino sostiene però di essere quotidianamente bersaglio di guerra ibrida: sabotaggi, spionaggio, attacchi informatici e operazioni di influenza che restano al di sotto della soglia di un attacco militare convenzionale.

Al centro dello scontro c’è l’aeroporto di Lipsia/Halle. Secondo le autorità tedesche, il 4 agosto un drone dotato di esplosivo sarebbe stato destinato a un’azione nei pressi di un aereo da trasporto ucraino. Berlino attribuisce l’operazione alla Russia; Mosca nega ogni responsabilità. Il governo tedesco non ha reso pubblici tutti gli elementi dell’indagine, spiegando che nomi, spostamenti, filmati e tracce di DNA devono restare riservati per non compromettere l’inchiesta.

La risposta tedesca ha già conseguenze concrete. Il consolato generale russo a Bonn dovrà chiudere il 18 settembre. È stato inoltre denunciato l’accordo relativo al Russisches Haus di Berlino. Il governo vuole intensificare i controlli all’ingresso per i cittadini russi, proporre nuove sanzioni europee contro persone collegate ad attività ibride e aumentare la pressione sulla cosiddetta flotta ombra utilizzata da Mosca per aggirare le restrizioni. Berlino definisce il pacchetto proporzionato e non orientato all’escalation.

La dimensione ucraina resta centrale. L’episodio di Lipsia coinvolgeva un velivolo ucraino e la Germania ha ribadito che continuerà a sostenere Kiev. Le iniziative vengono coordinate con i partner dell’Unione Europea e della NATO, trasformando il caso in una questione di sicurezza europea e di protezione delle infrastrutture logistiche, non soltanto in una disputa bilaterale tra Germania e Russia.

Mosca ha risposto annunciando la chiusura dei Goethe-Institut di Mosca, San Pietroburgo ed Ekaterinburg, ma il Cremlino afferma allo stesso tempo di voler mantenere le relazioni diplomatiche con Berlino. La contraddizione è solo apparente: i due Paesi stanno restringendo i canali culturali e consolari senza interrompere del tutto quelli diplomatici. La fase successiva dipenderà dall’indagine di Lipsia, dalle eventuali nuove sanzioni dell’UE e dalla scelta russa tra ulteriori ritorsioni diplomatiche e forme più aggressive di pressione.

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